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Comitato Israelitico di Beneficenza

  • Ente
  • Intestazioni:
    Comitato Israelitico di Beneficenza
  • Altre denominazioni: Comitato della Beneficenza Israelitica
  • Il 13 aprile 1861, proclamata da poco l'unita' d'Italia, il rabbino maggiore della comunita' modenese fece richiesta all'Intendenza Generale della provincia per costituire una "Societa' di Pubblica Beneficenza" e per nominarne un Comitato d'Amministrazione (1).
    Subito l'attivita' intorno al nuovo organismo si fece frenetica: l'ente, al cui capo fu messo l'ingegner Floro Diena, avrebbe avuto a disposizione i possibili redditi delle compagnie di misericordia, quelli dei lasciti speciali aventi carattere benefico, le entrate ordinarie e straordinarie del comitato di beneficenza, e le entrate del Gruppo Femminile Ebraico. Avrebbe esercitato la beneficenza con assegni fissi distribuiti attraverso il comitato di beneficenza, con sussidi straordinari devoluti attraverso il comitato di beneficenza ed il gruppo femminile ebraico, con distribuzione di indumenti attraverso il Gruppo Femminile Ebraico, con prestazione di cure ai malati e sussidi ed assistenza religiosa ai morti attraverso le compagnie di misericordia. Tra i suoi impegni il far funzionare le compagnie coinvolgendo piu' persone possibili, radunarsi ogni 15 giorni per deliberare sull'opera svolta e da svolgersi, rivedere annualmente la lista dei poveri e degli assegni fissi in denaro ed in oggetti e dare incremento alla raccolta fondi (2). Il Comitato (anche chiamato "Commissione") veniva rinnovato ogni triennio, era presieduto dal rabbino maggiore e nominava fra i suoi membri un cassiere ed un segretario (3).
    Le opere pie che venivano cosi' riorganizzate nel comitato erano: il Legato Abramo S. Castelfranco (tra le piu' consistenti, otto distribuzioni di beneficenza annuali oltre a quelle nelle festivita' ordinarie); il Legato Rica Formiggini; la Compagnia Malbisc Harumim; il Legato Flaminio Nacmani (distribuzione di beneficenza della Compagnia Mismered Aboker Veagnerev e in altre festivita' , la Fondazione Cav. Salvadore Donati fratelli e sorella (tre distribuzioni l'anno), il Legato Alessandro Usiglio, il Legato Salomone Modena (nell'anniversario della morte ed in altre festivita', il Legato Anna Formiggini Norsa, il Legato Cav. Angelo Donati, il Legato Lazzaro Conigliani, la Compagnia Mismered Aboker Veagnerev, il Legato Grazia Fano, il Legato Isacco Beniamino Nacmani, il Legato Enrichetta Formiggini (due distribuzioni l'anno) ed il Legato Sara Usiglio Sinigaglia (4).
    Per statuto (5) il Comitato apri' un ufficio aperto due giorni la settimana (domenica e giovedi', al quale potevano essere sporti i reclami e consegnate le domande per l'ammissione ai benefici. La distribuzione della beneficenza era rigidamente regolamentata (4), anche per evitare che i membri del comitato venissero importunati per strada o a casa propria (5). La beneficenza veniva fatta per 2/3 in commestibili ed il resto in denaro, a famiglie conosciute dal comitato: ogni capofamiglia riceveva una comunicazione di tutte le distribuzioni di beneficenza: le eventuali distribuzioni straordinarie saranno rese con speciale avviso. I generi potevano essere distribuiti solo nel giorno designato, sulla base della tabella coi nomi dei beneficati e delle razioni spettanti a ciascuno. La tabella veniva ritirata dall'amministrazione nel pomeriggio del giorno stabilito. La cessione o il cambio dei beni forniti erano puniti con l'esclusione dalla lista. Il medico condotto visitava i malati allettati a domicilio una volta la settimana.
    Benche' durante il regime fascista gran parte delle istituzioni di beneficenza cittadine aderissero alla Federazione delle Opere Pie e delle istituzioni di Assistenza e Beneficenza della Provincia di Modena (6), del comitato troviamo notizia nell'immediato dopoguerra. Infatti, nelle memorie della comunita' sottoscritte tra gli altri da Gino Friedmann, il comitato veniva descritto come "un Comitato di Beneficenza che vive con offerte volontarie, con cui sussidia settimanalmente, mensilmente ed occasionalmente gli orfani, i vecchi, gli inabili al lavoro ed i capi famiglia in stato di bisogno" (7).


    note:
    1) Costituzione del Comitato pubblico di Beneficenza (A23.2)
    2) "Programma d'azione del costituendo comitato di beneficenza" (A17.10)
    3) Progetto di regolamento per la commissione di beneficenza israelitica in Modena (A17.2)
    4) Delle "Norme per le distribuzioni di beneficenza dell'Universita' Israelitica di Modena" abbiamo diverse versioni a stampa, tra le quali quelle del 1908 e del 1910 (A21.1). Si tratta di indicazioni pressoche' identiche.
    5) Statuto [Comitato di Beneficenza] (A17.7)
    6) "Statuto per la Federazione delle Opere Pie e delle istituzioni di Assistenza e Beneficenza della Provincia di Modena" (A21.1)
    7) "Memorie della Comunita'", sec. XX/prima meta'(48.31)
  • Redazione e revisione:
    Torresan Sara, 01/10/2010, riordino ed inventariazione