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Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia

  • Ente
  • Estremi cronologici: XVIII sec.-
  • Intestazioni:
    Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia
  • Altre denominazioni: Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia
  • La Comunità Ebraica di Modena, originata da un antico insediamento già attestato tra il XIII ed il XIV secolo, arrivò a contare in passato più di tremila appartenenti. Tra il 1580 ed il 1630 le fonti indicano la presenza nella città di tre sinagoghe.
    Diverso il caso di Reggio, dove la presenza ebraica si attesta per la prima volta (1413) con l'attribuzione della città agli Stati Estensi. Nel 1580 esistevano in Reggio alcune sinagoghe, alcune delle quali furono distrutte ad opera di pontefici. Tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo, a causa della predicazione di fra Giovanni di San Miniato e fra Giovanni da Prato, e dell'arrivo dei cosidetti "ebrei nuovi" cacciati dalla penisola iberica, la condizione degli ebrei reggiani si fece più difficile.
    Fu proprio in quel periodo che iniziarono le prime persecuzioni a Modena: la Controriforma era iniziata, portando con sé l'inquisizione e nuove misure restrittive. Nacque così l'idea del ghetto, concretizzata da Francesco I d'Este nel 1635 chiudendo lo spazio cittadino fra le attuali via Coltellini, vicolo Squallore, via Blasia, via Torre, via del Taglio e via Emilia. Fu in quest'area che vennero chiuse quasi tutte le 53 famiglie modenesi, e fu in questo spazio ristretto che subirono gli effetti del terremoto del 1671.
    In seguito alla concentrazione coatta nel ghetto, verso la fine del XVII, si costitui' giuridicamente un'associazione di ebrei, che da allora medio'i rapporti tra i propri appartenenti e le autorita' statali. Nacque cosi' l'Universita' o Comunita' Ebraica, istituzione strettamente legata al controllo ducale, ad esso soggetta e da esso tutelata nei confronti delle altre forze politiche cittadine.
    Allo stesso modo, in Reggio, con la fine del XVII secolo la società d'ebrei si organizzò in una università, suddivisa in congregazione generale e congregazione ristretta, nella quale avevano un ruolo importante i proponitori.
    Nel 1669 le famiglie ebree reggiane erano circa 162, per 885 persone. Quell'anno la reggente Laura Martinozzi istituì il ghetto reggiano, a spese degli ebrei.
    Dalla sua istituzione, e per tutto l'antico regime, la Comunita' modenese, con l'obbligo di tenuta di una contabilita' e di atti di gestione, raccoglieva le tasse dovute alla camera ducale, e sorvegliava l'esecuzione dei provvedimenti ducali all'interno del ghetto. La Comunita' poi Azienda Ebraica (1814-1852) e quindi Azienda Israelitica (1852-1859), costituita da tutti gli ebrei residenti, anche temporaneamente, nel territorio modenese, era gestita dai suoi maggiori contribuenti, che ne costituivano il Consiglio Maggiore, poi Azienda Generale. All'interno di questo ristretto nucleo di maggiorenti venivano eletti il Consiglio Ristretto o Azienda Ristretta (poi Azienda Economica), i Deputati Confidenti alla Cassella e la Commissione Tassatrice; ne venivano eletti il Rabbino, il cassiere, l'archivista, il cancelliere-computista. Durante il triennio amministrativo la gestione giornaliera dell'ente era compito dei componenti dell'Azienda Ristretta, i massari, che a tal scopo formavano per sorteggio tre Deputazioni annuali, una per ogni anno: detenevano, per cosi' dire, il potere esecutivo. I Deputati Confidenti alla Cassella gestivano invece i rapporti con l'erario ducale, raccogliendo l'annua prestazione da versare alle casse ducali sulla base dell'estimo di ciascun possidente di beni stabili appartenente alla "Nazione Ebrea abitante nei Domini Estensi", le eventuali tasse straordinarie, come quella per aver partecipato ai moti del 1831, e le tassazioni interne, volte al mantenimento della comunita' stessa . La comunità inoltre manteneva ed istruiva, tramite opere e numerose istituzioni benefiche, il gran numero dei poveri appartenenti. In origine il denaro necessario veniva raccolto in forma anonima in una cassella all'interno del tempio, sotto la supervisione del rabbino. Dal XIX secolo le offerte si trasformarono progressimamente in tasse fisse, proporzionali al patrimonio dell'offerente, dando origine alla Commissione Tassatrice, che si occupava di ripartire le spese preventive annuali tra gli offerenti.
    Parallelamente alla vita amministrativa della comunità procedeva quella religiosa, gestita principalmente dal Rabbino, che, nello svolgimento delle sue funzioni, si occupava anche di tenere nota dei nati, dei morti e dei matrimoni, e di collaborare per la formazione dei ruoli di popolazione.
    Nell'agosto del 1796, quando all'arrivo delle truppe napoleoniche cadde il duca estense, si formò un unico governo provvisorio per le città di Modena e Reggio Emilia, che instaurò un regime di uguaglianza e libertà religiosa, e che abbatté i portoni del ghetto.
    Restaurati gli Estensi, dal 1814 al 1859, si susseguirono periodi di breve libertà ad altri di rigido controllo degli ebrei che, tra le altre cose, dovettero pagare con pesanti tassazioni straordinarie la partecipazione ai moti del 1831 e del 1848. Il duca costrinse i residenti del ghetto di Modena a pagare anche i nuovi cancelli, che andarono a sostituire gli storici portoni e che dovettero attendere l'unità d'Italia per essere definitivamente riaperti.
    Gli ebrei di Reggio seguirono le sorti dei loro vicini nella fase delle guerre napoleoniche e d'indipendenza, anche se, diversamente dai correligionari della capitale, non videro rialzarsi i portoni del ghetto al ritorno di Francesco IV.
    Il 13 giugno 1859 un atto municipale proclamò l'uguaglianza civile degli ebrei: abbattute le case che occupavano l'area del ghetto verso la via Emilia, nacque piazza della Libertà, oggi piazza Mazzini, dove venne edificato il nuovo Tempio, inaugurato nel 1873. Meno di vent'anni dopo, anche in seguito ad una massiccia migrazione verso Milano, gli israeliti di Modena erano circa 1300.
    Il 13 ottobre 1859 l'Azienda Israelitica diventò ente morale, con la denominazione di Universita' Israelitica ed Opere Pie Religiose Israelitiche. Nel quadro nazionale di una generale disaffezione alla dimensione religiosa da parte dei cittadini ebrei, la comunita' vide ridursi i suoi iscritti. Il nuovo ente era amministrato da un Consiglio di amministrazione, eletto dagli iscritti, con a capo un Presidente. Le funzioni di ente a carattere religioso, nel nuovo stato unitario che riconosceva l'uguaglianza giuridica dei suoi cittadini, diventarono preponderanti e tali rimasero anche all'adozione della Legge Rattazzi, quando assunse il nome di Universita' Israelitica, e fino al 1938.
    In quell'anno, pur mantenendo status giuridico e denominazione inalterati, la comunita' si trovò a dover fronteggiare l'emergenza di cittadini privati di diritti e servizi, ed aggiunse alle proprie funzioni la gestione delle scuole elementari e medie, oltre a svariati compiti di assistenza materiale a chi aveva perso il lavoro.
    La chiusura del 1943, all'arrivo dell'esercito nazista, la riapertura nell'aprile del 1945, con l'assistenza ai profughi e la convivenza con il Joint statunitense e la Delasem, portarono la comunita' alla fine degli anni quaranta, quando finalmente vide il ritorno alla normalita' abbandonata all'adozione delle leggi razziali.
    Con il secondo dopoguerra, la definitiva aggregazione della comunita' reggiana, ormai ridotta per numero di iscritti e per attivita', si fece concreta (1). La fusione si realizzò gradualmente, con l'acquisizione progressiva da parte della comunità maggiore dapprima della gestione economica, quindi delle funzioni amministrative (2).
    Nel 1987, con l'Intesa tra la Repubblica Italiana e l'Unione delle Comunita' Israelitiche Italiane, la comunita' assunse il nome che ancora conserva.


    Note:
    1) troviamo intestazioni quali "di Modena e Reggio Emilia" già in alcuni atti del 1928 (verbali del Consiglio di Amministrazione, in 46.10.
    2) gli ultimi atti relativi all'aggregazione risalgono alla fine degli anni '70. Si tratta però di documentazione conservata presso l'archivio corrente della segreteria della comunità, non completamente ordinata. Di fatto la ratifica definitiva da parte dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si ebbe nel 1987, con l'acquisizione della nuova ragione sociale.
  • Redazione e revisione:
    Torresan Sara, 01/10/2010, riordino ed inventariazione
  • Bibliografia:
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    Persecuzione deportazione solidarietà. La Comunità ebraica modenese nella seconda guerra mondiale, Edizioni Artestampa, Modena, 2009
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    Papouchado Fulvio Diego, PAPOUCHADO F. D., Viaggio in un ghetto emiliano, Edizioni Terra e Identità, Modena, 2007
    Modena Luisa, MODENA L., Il ghetto e la sinagoga di Modena, Giuglia editore, Modena, 2007
    Itinerari ebraici nelle province di Modena e Reggio Emilia, Quid srl-Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia, Modena, 2006
    Bonilauri Franco, Maugeri Vincenza, BONILAURI F., MAUGERI V. (a cura di), Le Comunità ebraiche a Modena e Carpi, Editrice Giuntina, Firenze, 1999
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